Quando il riciclo diventa “Arte pura”

Sergio Massetti

La più grande fortuna per chi ha la possibilità di muoversi, di viaggiare, di addentrarsi tra le pieghe più profonde di questo nostro meraviglioso Paese è quella di scoprire dei talenti nascosti che, nel silenzio, creano e producono capolavori d'arte che solo a pochi è data la gioia di godere. Ho incontrato per caso Sergio Massetti a Fighille di Citerna, piccola frazione toscana nei pressi di Sansepolcro. Timido, introverso, con molta semplicità mi ha confessato: “Non amo la pubblicità e realizzo le mie opere per il piacere di trasformare i materiali che mi ispirano”. Sergio ha un grande dono: conosce il valore delle cose. Non vuole conquistare, non vuole stupire. Non è nelle sue intenzioni. Artista di straordinaria umanità il verbo che tanto gli sta a cuore è: rianimare. Non definisce le sue opere “sculture”, bensì assemblaggio di oggetti: vecchi, moderni, antichi, curiosi. Passione di mettere insieme “materiali”, fino ad allora destinati a scopi differenti. Dare loro forme diverse, modificandoli e trasformandoli.
Cucchiai, forchette, molle, viti, chiodi, tutti oggetti che sicuramente sarebbero finiti abbandonati in qualche discarica.
Questa passione per l'arte è nata tanto tempo fa, ma solo da cinque anni , a 50 anni, ha deciso di abbandonare i panni di imprenditore e dedicarsi alla sua arte in maniera continuativa. Ha trascorso molto tempo a raccogliere “cose”, a disegnare oggetti, fino ad arrivare alla decisione di seguire esclusivamente la sua vena artistica. A 13 anni Sergio aveva già il suo piccolo laboratorio dove, anziché riparare giocattoli, motorini o vecchie biciclette, li rompeva, per poterne costruire di nuovi, dettati dalla sua fantasia, dal sacro fuoco della sua creatività. Pezzi unici, particolari, diversi da tutti.
Massetti non ricicla, ma rianima gli oggetti dando loro nuova vita.
Ferro, alluminio, acciaio destinati ad andare in fonderia, vengono da lui trasformati, concedendo loro la possibilità di continuare a vivere con una nuova identità.


Attratto da un oggetto che incontra sulla sua strada, inizia a studiarlo per immaginare cosa potrebbe diventare. Allora comincia a scarabocchiare qualche bozzetto, poi si guarda intorno per capire con quale “sposarlo” per creare qualcosa di unico e originale. Unisce, salda, smonta. Inizialmente forse neanche lui sa cosa nascerà. Si lascia andare alla sua fantasia, alla sua creatività che lo guida, quasi inconsciamente e, lentamente, la scultura prende forma, irripetibile, mai uguale ad un'altra, diventa l'espressione di un'anima sensibile e romantica, diventa “Arte”.


Sergio vorrebbe realizzare una personale, ma pensa che ancora non sia il momento. Rifugge dal consumismo sfrenato cui siamo abituati. “L'arte è comunicazione, relazione che deve rappresentare valori e tradizioni, una filosofia che penetri nell'animo dei giovani e li aiuti a ricominciare a sognare”, ci sussurra lentamente.
Non riesce ancora a vendere le sue opere poiché ognuna di esse ha una sua storia e Sergio desidera che, chi ne viene in possesso, deve saperne cogliere il valore e farla vivere, senza relegarla nell'oscurità. Ogni oggetto è l'espressione di un sentimento che nasce dalla sua anima.

 

di Luisanna Tuti

 


Prof. Fantinato Mauro

Sergio Massetti. Tra l’arte e la scienza: la meraviglia.

Sergio Massetti persegue un progetto artistico che individua nella pratica dell’assemblaggio la linea essenziale ed imprescindibile: oggetti condannati alla realtà del disuso ineriscono all’opera con la stessa dignità dei materiali nobili e preziosi. Già Picasso e Braque avevano avviato in tal senso uno sconvolgimento nella tradizione artistica quando sulla bidimensionalità del quadro, con un azzardo fecondo di rivoluzione, avevano applicato oggetti tridimensionali, la cui realtà destrutturata scioglieva la rigida distinzione tra pittura e scultura e, soprattutto, apriva nuovi orizzonti all’autorialità dell’artista: se lo tocca l’artista allora è arte. Con Duchamp, infatti, i ready-mades proclamano con forza una simile imposizione/impostazione. L’opera si risemantizza quale luogo specifico, nel quale la funzione meramente pratica dell’oggetto viene connotata di un nuovo valore, stavolta estetico. E dunque non si tratta più di imitare la realtà o di prelevarne dei pezzi per “inquadrarla”: si mira al corto circuito fra ciò che osserva una mera finalità pratica e ciò che colpisce e reagisce a livello estetico. Attraverso la casualità, nell’accostamento insolito e per lo scarto di significato. Massetti approfondisce questa poetica e, con un ulteriore passo, attende alla morte della funzione primaria dell’oggetto per riprogettarne lo status essenziale. Forchette, coltelli, i più disparati materiali recuperati dai mercatini incarnano l’esito artistico la cui genesi, iniziata dall’intuizione visiva dell’autore, si era protratta con aggiustamenti estetici, organizzati sulla referenza naturale: animale o vegetale. E qui intercorre una differenza fondamentale da Duchamp. A differenza di quest’ultimo, l’artista toscano intende restituire una corrispondenza realistica: di più, una reificazione ulteriore di realtà, con caratteristiche di eternità e universalità perché, superato il fine del consumo a scadenza, ora si libera degli addentellati utilitaristici pratici e si afferma in una nuova artisticità, alla quale inoltre afferisce una certa dimensione scientifica. Attraverso saldature, avvitamenti, fusioni, collature il procedimento da fantastico ed immaginativo si struttura scientificamente secondo una volontà da naturalista, da botanico, da entomologo. L'acribia con cui cura il dettaglio, l'assoluta ricerca dell'esattezza tra le proporzioni, financo il gusto per la fine regolazione degli effetti coloristici, sostengono in Massetti un discorso filologico che, nei limiti del paragone e per via di suggestione, può indirizzarci all'illustrazione naturalistica di orientamento tassonomico. Ma, fortunatamente, Massetti rimane artista. E quasi in una dimensione da Wunderkammer, sfruttando la natura tridimensionale, l’opera esplica un piacere costruttivo, quasi genuino e ludico (da “Lego” o da “Meccano”), tanto che pure l'interlocutore ne viene attratto al gioco: lo blandisce un desiderio di maneggiare, di aprire, di scoprire quegli animali in metallo o metallo-legno fino a disvelarne i marchingegni che ne regolano la vita, ora non più solo oggettuale. Massetti, dunque, con maestria fa dialogare il divertissement con il serio, la scienza con l’arte, il piacere estetico con quello documentaristico, ma, soprattutto, riesce a sollecitare il nostro ego a scoprire quanto siamo ancora capaci di meravigliarci. Come bambini, come studiosi, come artisti.

 

Novembre, 2017 Prof. Fantinato Mauro

Franco Ruinetti

Sergio Massetti

Tutto diviene, tutto si trasforma quando demiurgo è l'artista in cui urge l'humus incontenibile della creatività. Sergio Massetti è alla continua ricerca di realtà nuove, di assemblaggi e coniugazioni apparentemente impossibili, che acquistano ancora un'altra vita, sorprendente identità, piacevole illusione. Incontri cercati o casuali accendono il lampo dell'ispirazione. Il verbo della creatività può avere origine da cose semplici, ad esempio la posateria di casa o, come succede il più delle volte, da oggetti morti, ormai inutili, che riposano dimenticati nei cimiteri a cielo aperto delle discariche.

Vedere certe realizzazioni è come viaggiare in un'altra dimensione, in un sogno dove un piccolo insetto innocuo diventa gigante e si veste di nichel lucente o altri materiali; può avere le elitre realizzate con palette d’acciaio, ferme sull'atto di vibrare, e le zampe, da feroce guerriero, fatte con schiaccianoci aperti che mostrano i denti.

Con oggetti, trovati nei campi della fantasia a briglia sciolta con le scintille delle intuizioni, tra loro parenti, più frequentemente eterocliti, prendono forma pesci, cavalli, motivi vegetali e altro, tanto altro. I singoli componenti, variamente uniti, perdono se stessi e compongono organismi del tutto lontani dalla loro natura, che vivono nella luce dell'invenzione.

L'esistenza, per questo autore, è ricca di incontri, di stimoli. Un reperto, gettato via, ridotto a niente, ormai insignificante, gli appare latore di altri significati. In definitiva è la cosa reietta che dialoga con chi la sa ascoltare. L'artista va oltre. L'opera nasce da un disegno, talvolta solo mentale, che è l'impronta dell'idea, si svolge con saldature, avvitamenti, incollature, incastri. Quindi i risultati avvengono per aggiunzioni di oggetti o porzioni di essi trovati dallo scandaglio dell'intelligenza. Che è la guida e si confronta con i molteplici e multiformi residuati del consumismo.

Certe composizioni hanno qualcosa di calamitante perché incuriosiscono, chiamano anche tramite i loro movimenti cromatici. Ecco, si può assistere ai continui rimbalzi di voci argentine nella chiarezza sfacciata dell'acciaio che subito si perde in elementi ferrosi grigio chiaro, poi scuro, mentre assorbe la luce il rosso vecchio, stanco del corpo di un gallo felicemente individuato nel serbatoio di un motociclo.

Sono sculture piccole o meno piccole di una produzione fertile. Derivano da un talento e una capacità tecnica evoluti. Allorché si guardano si capisce anche che chi le crea, mentre le assembla, prova piacere. Esse hanno e trasmettono la brezza di una componente ludica. Possono risvegliare il Palazzeschi della poesia “...lasciatemi divertire”. Hanno lo scatto dell'arte e il sorriso del gioco.

 

Franco Ruinetti


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